Prova a pensarci: quante foto scattate con il telefono dieci anni fa sapresti ritrovare oggi? Dove sono finite? In quale telefono, in quale cloud, sotto quale password dimenticata?
Io ho fatto la prova al contrario. Ho ripreso in mano le mie vecchie stampe.

Sud Tirolo, 1982
In questa foto ci sono io, nel 1982, con la macchina fotografica al collo, durante un trekking fotografico in Sud Tirolo. Camminavo per fotografare, e qualcuno ha fotografato me. Allora non ci pensavo, ma oggi è una delle poche immagini che mi mostrano com’ero a quell’età, con la passione che sarebbe diventata il mio mestiere già appesa al collo.

Gargano, un’estate con gli amici
La Lancia Fulvia è il ricordo di un campeggio sul Gargano, con alcuni amici appena diplomati. Tende, mare, la sensazione di avere tutto davanti. Una sola foto basta a riportarmi a quei giorni: la luce, le voci, la strada per arrivarci, la gioia di esserci.

New York, 1994
Questa l’ho scattata nel 1994, con una macchina a pellicola. Ero andato a trovare un mio caro amico d’infanzia, che all’epoca faceva il ricercatore alla New York University. Di quel viaggio ho moltissime foto: ne ho fatto un vero e proprio reportage, nonostante ogni rullino avesse 24 o 36 pose e ogni scatto andasse pensato. E sono ancora tutte lì, stampate.
Il valore di uno scatto
Con la pellicola non si fotografava tutto. Si sceglieva. Si aspettava il momento giusto, e poi si aspettava ancora, a volte giorni, per vedere le foto sviluppate. Quell’attesa dava peso a ogni immagine. Ogni stampa era un piccolo evento.
Oggi scattiamo più fotografie che in qualsiasi altra epoca, ma ne conserviamo sempre meno. Restano chiuse nel telefono, tra screenshot e foto doppie. Spesso si perdono con il cambio del dispositivo, con un backup dimenticato, con un account chiuso. Le abbiamo tutte, e in fondo non ne abbiamo nessuna.
Le mie foto del 1982 e del 1994 hanno attraversato traslochi, decenni e almeno tre generazioni di tecnologia. Non hanno mai avuto bisogno di una password, di una batteria o di un aggiornamento. Sono ancora lì, pronte per essere tenute in mano.
Stampare quello che conta
Non serve stampare tutto. Basta stampare quello che conta: un ritratto di famiglia, un viaggio, un’estate con gli amici. Quelle poche immagini, tra vent’anni, saranno le uniche che qualcuno ritroverà davvero.

Lascia un commento